Set 01
Torniamo a parlare di test diagnostici perché occorre fare il punto rispetto all’ applicazione  dei test rapidi su differenti matrici biologiche, come la saliva. Ne tratteremo alla luce della circolare del ministero del 14 maggio 2021 (0021675-14/05/2021) e degli aggiornamenti ricevuti dall'HealthSecurity Committee (HSC) a livello europeo.
 
L’adozione dei test salivari per la ricerca di SARS-CoV-2 è materia di discussione, sia a livello tecnico-scientifico che di proposta attraverso i media: c'è chi
li vorrebbe utilizzare come screening nelle scuole, e  chi come lasciapassare per l’ingresso nei ristoranti, nelle palestre, negli stadi…e chi come strumento per ottenere la certificazione verde (il “green pass” attualmente non lo prevede) 
 
A tale proposito viene richiamata la circolare del ministero del 14 maggio 2021 (0021675-14/05/2021) (https://www.seremi.it/sites/default/files/Circolare%20Salivari%2014%2005.pdf ), che si riferisce a: “Uso dei test molecolare e antigenico su saliva ad uso professionale per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2.”
 
Nella circolare ministeriale su menzionata si ribadisce da subito che “Il test molecolare su campione nasofaringeo e orofaringeo rappresenta il “gold standard” internazionale per la diagnosi di COVID-19 in termini di sensibilità e specificità.”
In medicina di laboratorio per “gold standard” si intende l'esame diagnostico più accurato (appropriato) per confermare un determinato dubbio diagnostico: a questo ogni altro metodo deve essere rapportato per ottenere validità diagnostica. Per la diagnostica di SARS-CoV-2 il test di riferimento (“gold standard”) è il tampone molecolare naso-oro-faringeo per la ricerca di sequenze genomiche del virus.
 
La circolare ribadisce ulteriormente che “In caso di mancata e pronta disponibilità di test molecolari, o in condizioni d’urgenza […] si può ricorrere ai test antigenici […] su campione nasofaringeo e orofaringeo”: questi si distinguono in test eseguibili in laboratorio e in test antigenici rapidi che non necessitano di particolari attrezzature per essere processati e letti.
 
La presenza del virus nella saliva dei soggetti infetti è ormai ampiamente dimostrata, sia nei soggetti infetti che rimangono asintomatici, sia nei giorni precedenti la comparsa dei sintomi e successivamente nella fase di malattia. In diverse circostanze la quantità di virus rilevabile dalla saliva può essere addirittura maggiore di quella riscontrata in naso-oro-faringe.
 
Come per i tamponi naso-oro-faringei, anche per la saliva esistono test di tipo molecolare (che rilevano la presenza nel campione dell’RNA del virus) e di tipo antigenico (che rilevano nel campione le proteine virali). 
 
Una fase molto critica del processo analitico che parte dalla saliva è la raccolta del campione: infatti, come ricorda la stessa circolare ministeriale: “I campioni di saliva possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore) e le diverse tecniche e sedi di raccolta possono avere un impatto sulla sensibilità del metodo.  Inoltre, i campioni di saliva possono essere mucosi e viscosi, determinando difficoltà di lavorazione con i metodi e le attrezzature automatizzate di estrazione dell'RNA o di estrazione/amplificazione esistenti.”
 
Il nostro laboratorio, accreditato all’esecuzione degli esami molecolari, è fornito di attrezzature e protocolli per il trattamento di questa matrice, ed oggi è allo studio della scienza la possibilità di annoverare il test antigenico sulla saliva processato in laboratorio nell’elenco dei test validati e approvati a livello europeo (HSC), e dalla valutazione dei dati che emergeranno dalle loro performance, si valuta la possibilità che il legislatore italiano intraprenda delle decisioni in merito  al loro utilizzo e al contesto in cui questi test salivari possono essere utilizzati. 
 
Nelle more di queste importanti decisioni, a livello nazionale ed europeo, il test salivare eseguito presso il nostro laboratorio ha la caratteristica di essere un test rapido, specifico e attendibile come il tampone antigenico ed in più ha il pregio di essere un test non invasivo e poco stressante, soprattutto se utilizzato per i nostri piccoli utenti.
 
Mag 18

Come abbiamo anticipato nei giorni scorsi,

ecco il calendario degli appuntamenti disponibili presso i nostri Centri dove troverete un delegato dell'Associazione Italiana Celiachia (AiC) a disposizione per attività di controllo e prevenzione della celiachia.

La novità assoluta di quest'anno è rappresentata dalla collaborazione con il pastificio Irollo di Gragnano, che omaggerà i partecipanti all'evento di un pacco di pasta gluten - free.

Vi aspettiamo numerosi, previa la prenotazione obbligatoria presso le Segreterie delle nostre sedi.

Mag 13

La celiachia è un’enteropatia auto–infiammatoria permanente, con tratti di auto-immunità, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine è la frazione proteica alcol–solubile di grano, orzo e segale. Questo complesso proteico, che quindi si trova principalmente in alimenti a base di frumento come pane, pasta, pizza, biscotti e snack dolci e salati, causa una risposta infiammatoria abnorme a livello dell’intestino tenue. La risposta immunitaria genera un’infiammazione cronica che, a sua volta, danneggia i tessuti dell’intestino e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento dei nutrienti. Un celiaco quindi, oltre al danno diretto, subisce un consistente danno indiretto perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e quindi rischia la malnutrizione.

Se non è diagnosticata tempestivamente e trattata in modo adeguato, la celiachia può avere conseguenze importanti, anche irreversibili.

Qualche cenno di storia

La celiachia viene nominata per la prima volta da Areto di Cappadocia, che nel 250 d.C. scriveva dei koiliakos, “coloro che soffrono negli intestini”. Nel 1856, Francis Adams tradusse questo termine dal greco all’inglese, coniando l’espressione “celiaci”. Pochi anni dopo, nel 1888, Samuel Gee descrisse i sintomi dettagliati di questa condizione sia negli adulti che nei bambini, predicendo che l’unico trattamento consistesse in una dieta adeguata, che però identificò erroneamente in patate, banane e frumento. Infatti, solo nel 1945, il pediatra olandese Willem Karel Dicke identificò nella farina di frumento l’agente responsabile dei sintomi nei bambini celiaci. Dicke osservò che in seguito alla carestia che colpì l’Europa settentrionale durante la II guerra mondiale e la conseguente eliminazione forzata del glutine della dieta, i bambini celiaci presentarono un improvviso miglioramento dei sintomi. Alla fine della guerra, in seguito agli aiuti alimentari che arrivarono in Olanda, che consistevano prevalentemente in pane e pasta, i bambini diagnosticati con celiachia ripresentarono in breve tempo i sintomi gastro-intestinali della celiachia.

Le cause

La celiachia è una malattia multifattoriale, per il cui sviluppo sono obbligatori due fattori: il glutine e la predisposizione genetica. Solo il 30% della popolazione mondiale portatrice della predisposizione genetica e che consuma glutine sviluppa questa patologia nel corso della vita. Esistono infatti dei fattori scatenanti, di cui però al momento, non si conosce la natura. Si pensa che alcune infezioni virali e la quantità di glutine introdotto durante il svezzamento possano avere un ruolo importante, anche se non esistono dati definitivi.

Sintomi, malattie associate e complicanze

I sintomi con cui la celiachia si manifesta sono estremamente variabili, sia per gravità che per gli organi e sistemi dell’organismo colpiti:

Forma classica:

  • diarrea gonfiore addominale, dolori addominali, perdita di peso, malassorbimento intestinale, rallentamento della crescita (nei bambini).

Forma atipica:

  • stanchezza e affaticamento, che possono essere segni di anemia da carenza di ferro o di anemia da carenza di folati
  • perdita dei capelli (alopecia)
  • dimagramento senza altra causa
  • ulcere e lesioni ricorrenti nella bocca (aftosi orale ricorrente), perdita dello smalto dentario (ipoplasia)
  • dolori addominali ricorrenti
  • vomito
  • aumento del livello plasmatico delle transaminasi
  • disturbi del ciclo mestruale
  • ridotta statura
  • infertilità, poliabortività spontanea
  • disturbi della gravidanza
  • riduzione della massa ossea (osteopenia, osteoporosi)
  • formicolio e intorpidimento delle mani e dei piedi, mancanza di coordinazione muscolare (atassia).

Forma silente:

  • assenza di sintomi, diagnosticata durante programmi di screening.

Forma potenziale:

  • caratterizzata da esami sierologici positivi (presenza di anticorpi anti transglutaminasi) ma con biopsia intestinale normale.

Se non trattata adeguatamente, la celiachia può portare allo sviluppo di altre malattie. In particolare: la sprue collagenasica, la celiachia refrattaria e, infine, linfoma e adenocarcinoma, forme di cancro intestinale

Le persone celiache tendono anche a sviluppare malattie autoimmuni più frequentemente della popolazione generale: la tiroidite autoimmune, il lupus sistemico eritematoso, il diabete di tipo 1, epatiti, vasculiti, artriti, la sindrome di Sjögren. L’associazione tra queste malattie e la celiachia può anche avere una natura genetica.

In alcuni pazienti il glutine, invece di provocare un’infiammazione a livello della mucosa intestinale, determina una reazione a livello della cute. In questi casi si parla di Dermatite erpetiforme, una malattia della pelle, caratterizzata da un’eruzione di vescicole e bolle che provocano un inteso prurito che si localizza più frequentemente nella regione lombare, ai gomiti, alle ginocchia. È chiamata anche celiachia cutanea o della pelle . in questi casi la maggior parte dei pazienti risponde perfettamente a una dieta senza glutine.

La diagnosi

La diagnosi di celiachia deve iniziare dal Medico di medicina generale (Mmg) e dal Pediatra di libera scelta (Pls), che pongono il sospetto diagnostico in base all’anamnesi e all’esame obiettivo. Posto il sospetto diagnostico, i test da eseguire sono il dosaggio plasmatico degli anticorpi anti-transglutaminasi di classe IgA e il dosaggio delle IgA totali (il 20% dei pazienti celiaci presenta deficit selettivo di IgA).

In caso di positività, si valuta la presenza di anticorpi anti-endomisio IgA nel sangue periferico e poi si esegue il test istologico della mucosa duodenale, tramite biopsia intestinale che permette di verificare il danneggiamento e l’atrofia dei villi intestinali.

Le nuove raccomandazioni della Società europea di gastroenterologia pediatrica (European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition, Espghan) indicano che in alcuni selezionati casi pediatrici di celiachia, si può fare una diagnosi evitando la biopsia duodenale, che rimane comunque un esame invasivo.

Nel caso di presenza della malattia all’interno di una famiglia, data la sua caratteristica trasmissione genetica, è opportuno effettuare uno screening degli anticorpi in tutti i parenti di primo grado del malato.

Il trattamento

L’unico trattamento possibile per la celiachia è una strettissima e permanente dieta priva di glutine (gluten-free), che permette di eliminare i sintomi e di ricostituire i tessuti intestinali, di solito entro 6-18 mesi dalla diagnosi.

L’Associazione italiana dei pazienti celiaci (AiC) e alcuni siti istituzionali sanitarie danno indicazioni dettagliate su quali siano i prodotti permessi e quali quelli vietati nella dieta senza glutine.

Dal 24 al 30 maggio presso le nostre sedi si svolgerà la Settimana Nazionale della Celiachia con screening gratuito in collaborazione con i rappresentanti dell'AiC Campania.

A breve tutte le informazioni utili per prenotarsi

 

 

 

 

Apr 27

Ad oggi, il metodo per eccellenza per la rilevazione dell’infezione da Covid 19, identificato come Gold Standard, resta il tampone naso/oro-faringeo analizzato con metodica di RT-PCR (tampone molecolare): è questo un test con un margine di errore molto basso, validato in ambito scientifico a livello internazionale e di fatto il metodo più affidabile in assoluto.

Com’è noto però, la diffusione pandemica di Sars-CoV-2 e quindi il numero elevato di infezioni quotidiane ha reso necessario l’utilizzo di metodi di screening più rapidi per analizzare campioni sempre più grandi con tempi di attesa per il referto minimi. Ecco che in questo scenario sono sorti i tamponi antigenici rapidi, che sono test non solo più rapidi del molecolare, ma anche di più facile esecuzione, cosa che ha permesso di estendere lo screening della popolazione in più laboratori, farmacie o singoli studi medici.

Il tampone antigenico rapido, a differenza del test molecolare, non ricerca il genoma virale, ma le proteine del virus. I tempi di risposta sono molto brevi e i dati di sensibilità e specificità si avvicinano sempre di più a quelli del molecolare.

Nel corso della pandemia i test rapidi sono stati modificati e migliorati soprattutto nell’analisi del campione e questa ha determinato una differenza di generazione basata essenzialmente su differenze di performance.

Si classificano in :

  • PRIMA GENERAZIONE, saggi immunocromatografici lateral flow.
  • SECONDA GENERAZIONE, test a lettura immunofluorescente che necessitano dell’uso di una strumentazione. Tale metodica corregge eventuali legami aspecifici rendendo il processo di analisi non più occhiometrico, ma standardizzato. Questa correzione influisce quindi sui valori di specificità e sensibilità, che risultano più alti dei test di prima generazione, e aiuta a discriminare meglio un risultato positivo o negativo.
  • TERZA GENERAZIONE, test sempre con lettura in fluorescenza ma con metodica in microfluidica

Le prime due generazioni in caso di positività, necessitano di una conferma con il tampone molecolare; mentre in caso di negatività il risultato è valido per tutti i fini e non necessita di alcuna conferma.

Come dichiarato anche dal Ministero della Salute e dall’ Istituto Superiore di Sanità, è raccomandato il ricorso a test antigenici rapidi purché abbiano i seguenti requisiti minimi di performance: ≥80% di sensibilità e ≥97% di specificità.

Anche l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI-IT) ha recentemente pubblicato linee guida sui test favorevoli alla tecnologia di nuova generazione. L’AMCLI-IT ritiene che essi hanno prestazioni migliori rispetto ad altri test antigenici e dunque risultano essere più affidabili dei classici tamponi rapidi, pur conservandone la medesima rapidità.

I test di nuova generazione, basati su tecnologia immunocromatografica a fluorescenza, riconoscono le varianti Covid?

Fin dai primi mesi della pandemia, gli scienziati hanno osservato la comparsa di mutazioni del virus SARS-CoV-2 prelevato da persone con COVID-19.  Ad oggi le mutazioni scoperte risultano essere migliaia e quelle che coinvolgono la proteina Spike sono più di 4000.

Oltre la variante inglese sono state identificate successivamente altre varianti virali (la brasiliana e la sudafricana, tra le principali) con maggiore diffusione e che rapidamente hanno invaso diversi paesi mondiali. Anche queste, come quella inglese, hanno mostrato mutazioni a livello della proteina Spike.

Attraverso la sua proteina Spike, SARS-CoV-2 riconosce e si lega al recettore cellulare ACE2, questa interazione permette al virus di entrare nella cellula e iniziare il suo processo di infezione. Oltre a Spike, un’altra proteina virale, la fosfoproteina nucleocapside (proteina N), gioca un ruolo centrale nella vita del virus stabilizzando il suo genoma a RNA e favorendo “l’incapsidamento” dell’RNA duplicato nei diversi virioni. Sulla base del suo ruolo vitale nella trascrizione e replicazione del virus, la proteina N sembra essere più sensibile per la diagnosi precoce delle infezioni.

Orbene, la maggior parte dei test rapidi, ed in particolare quelli immunocromatografici a fluorescenza di nuova generazione, rileva l’antigene proteico nucleocapside (N).

Per questi motivi, anche una recente circolare del Ministero della Salute indica che i test antigenici, basandosi sul rilevamento dell’antigene N, possono essere usati anche per il riconoscimento delle varianti.

I test di nuova generazione, quindi, sono in grado di riconoscere anche le varianti Covid con alti valori di specificità e sensibilità.

Richiedi tutte le informazioni necessarie presso le segreterie dei Nostri Centri oppure scrivici a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 

Apr 22

Fra gli esami di routine che vengono di norma richiesti ci sono esami che indicano l’assetto coagulativo della persona.

Gli esami della coagulazione servono a valutare se il processo di formazione del coagulo è idoneo all’arresto di eventuali sanguinamenti o se è eccedente e rischia di formare trombi ed emboli.

Ecco in allegato un piccolo vademecum con l'elencazione degli esami da eseguire, anche se, in ogni caso, è fondamentale seguire le indicazioni del proprio medico curante.

Feb 28

ANTICORPI NEUTRALIZZANTI COVID-19 RBD

Il nuovo esame di laboratorio della RETE DIAGNOSTICA CAMPANIA è  il  test che ricerca e quantifica la presenza di anticorpi neutralizzanti Covid-19 RDB della proteina spike, i quali difendono le cellule dal virus Sars-Cov-2, bloccando l’infezione.

 

Anticorpi neutralizzanti Covid-19 RDB-IgG, cosa sono? 

Gli anticorpi neutralizzanti sono fondamentali nella lotta contro il COVID-19 perché difendono le cellule dall’ infezione del virus. Un virus tipicamente produce una risposta immunitaria di molti anticorpi che agiscono come un esercito per aiutare a combattere il virus; tuttavia, solo un piccolo sottogruppo di questi anticorpi sono neutralizzanti – impedendo al virus di infettare ulteriori cellule.  

Questi anticorpi neutralizzanti si sviluppano in risposta all’ infezione naturale o alla vaccinazione, poi successivamente si legano al virus e bloccano l’infezione. Per misurare l’efficacia di un vaccino, è fondamentale identificare sia la presenza di questi anticorpi neutralizzanti sia verificare quantitativamente il livello plausibile necessario per proteggersi da futuri contatti con il virus.

 Possono essere ricercati e quantificati mediante un test sierologico.  

Che tipo di test si esegue?

Per determinare la presenza di anticorpi neutralizzanti Covid-19 all’ interno dell’organismo, si esegue un test sierologico grazie a un semplice prelievo di sangue.

Il test è di tipo quantitativo: è in grado di quantificare la presenza di anticorpi IgG neutralizzanti. Si esegue mediante un semplice prelievo di sangue, presso uno dei nostri punti prelievi.

La metodica applicata per l’esecuzione del test in laboratorio è la chemiluminescenza (CLIA).

 

A CHI È RIVOLTO QUESTO TEST?

Il nuovo test IgG di seconda generazione può essere utile:

  • a chi vuole verificare se è venuto a contatto con il virus in passato e quindi ha già sviluppato anticorpi neutralizzanti;
  • a chi ha già completato il vaccino anti Sars-CoV-2 (entrambe le dosi) e desideri verificare la successiva produzione di anticorpi (e loro relativa durata, attraverso misurazioni ripetute nel tempo). Il nostro Laboratorio è in grado di offrire anche la misura degli anticorpi di classe IgM che indicano, se positivi, una possibile infezione in atto che va ulteriormente indagata in accordo con il proprio medico curante. Si ricorda che in questi casi, il test più appropriato è il test molecolare RT-PCR.

 

Quali sono le DIFFERENZE con un normale test sierologico per anticorpi IgG Sars-Cov-2?

A differenza del normale test sierologico per anticorpi IgG, questo nuovo test sierologico è in grado di ricercare i nuovi anticorpi neutralizzanti Covid-19, gli anticorpi anti-RDB della proteina spike (proteina s), grazie a una maggior specificità verso la ricerca di tali anticorpi nel sangue. A livello clinico, la sensibilità è al 100% (a partire dal 15esimo giorno dalla scomparsa dei sintomi) e la specificità è del 99.6%.

 

Il test sierologico per anticorpi neutralizzanti Covid-19 RBD-IgG della proteina spike viene eseguito privatamente presso i punti prelievi della RETE DIAGNOSTICA CAMPANIA.

 

Per tutte le informazioni non esitare a contattarci.

Page 1 of 2