Ad oggi, il metodo per eccellenza per la rilevazione dell’infezione da Covid 19, identificato come Gold Standard, resta il tampone naso/oro-faringeo analizzato con metodica di RT-PCR (tampone molecolare): è questo un test con un margine di errore molto basso, validato in ambito scientifico a livello internazionale e di fatto il metodo più affidabile in assoluto.

Com’è noto però, la diffusione pandemica di Sars-CoV-2 e quindi il numero elevato di infezioni quotidiane ha reso necessario l’utilizzo di metodi di screening più rapidi per analizzare campioni sempre più grandi con tempi di attesa per il referto minimi. Ecco che in questo scenario sono sorti i tamponi antigenici rapidi, che sono test non solo più rapidi del molecolare, ma anche di più facile esecuzione, cosa che ha permesso di estendere lo screening della popolazione in più laboratori, farmacie o singoli studi medici.

Il tampone antigenico rapido, a differenza del test molecolare, non ricerca il genoma virale, ma le proteine del virus. I tempi di risposta sono molto brevi e i dati di sensibilità e specificità si avvicinano sempre di più a quelli del molecolare.

Nel corso della pandemia i test rapidi sono stati modificati e migliorati soprattutto nell’analisi del campione e questa ha determinato una differenza di generazione basata essenzialmente su differenze di performance.

Si classificano in :

  • PRIMA GENERAZIONE, saggi immunocromatografici lateral flow.
  • SECONDA GENERAZIONE, test a lettura immunofluorescente che necessitano dell’uso di una strumentazione. Tale metodica corregge eventuali legami aspecifici rendendo il processo di analisi non più occhiometrico, ma standardizzato. Questa correzione influisce quindi sui valori di specificità e sensibilità, che risultano più alti dei test di prima generazione, e aiuta a discriminare meglio un risultato positivo o negativo.
  • TERZA GENERAZIONE, test sempre con lettura in fluorescenza ma con metodica in microfluidica

Le prime due generazioni in caso di positività, necessitano di una conferma con il tampone molecolare; mentre in caso di negatività il risultato è valido per tutti i fini e non necessita di alcuna conferma.

Come dichiarato anche dal Ministero della Salute e dall’ Istituto Superiore di Sanità, è raccomandato il ricorso a test antigenici rapidi purché abbiano i seguenti requisiti minimi di performance: ≥80% di sensibilità e ≥97% di specificità.

Anche l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI-IT) ha recentemente pubblicato linee guida sui test favorevoli alla tecnologia di nuova generazione. L’AMCLI-IT ritiene che essi hanno prestazioni migliori rispetto ad altri test antigenici e dunque risultano essere più affidabili dei classici tamponi rapidi, pur conservandone la medesima rapidità.

I test di nuova generazione, basati su tecnologia immunocromatografica a fluorescenza, riconoscono le varianti Covid?

Fin dai primi mesi della pandemia, gli scienziati hanno osservato la comparsa di mutazioni del virus SARS-CoV-2 prelevato da persone con COVID-19.  Ad oggi le mutazioni scoperte risultano essere migliaia e quelle che coinvolgono la proteina Spike sono più di 4000.

Oltre la variante inglese sono state identificate successivamente altre varianti virali (la brasiliana e la sudafricana, tra le principali) con maggiore diffusione e che rapidamente hanno invaso diversi paesi mondiali. Anche queste, come quella inglese, hanno mostrato mutazioni a livello della proteina Spike.

Attraverso la sua proteina Spike, SARS-CoV-2 riconosce e si lega al recettore cellulare ACE2, questa interazione permette al virus di entrare nella cellula e iniziare il suo processo di infezione. Oltre a Spike, un’altra proteina virale, la fosfoproteina nucleocapside (proteina N), gioca un ruolo centrale nella vita del virus stabilizzando il suo genoma a RNA e favorendo “l’incapsidamento” dell’RNA duplicato nei diversi virioni. Sulla base del suo ruolo vitale nella trascrizione e replicazione del virus, la proteina N sembra essere più sensibile per la diagnosi precoce delle infezioni.

Orbene, la maggior parte dei test rapidi, ed in particolare quelli immunocromatografici a fluorescenza di nuova generazione, rileva l’antigene proteico nucleocapside (N).

Per questi motivi, anche una recente circolare del Ministero della Salute indica che i test antigenici, basandosi sul rilevamento dell’antigene N, possono essere usati anche per il riconoscimento delle varianti.

I test di nuova generazione, quindi, sono in grado di riconoscere anche le varianti Covid con alti valori di specificità e sensibilità.

Richiedi tutte le informazioni necessarie presso le segreterie dei Nostri Centri oppure scrivici a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.